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Tutta la Verità sull' Elettrosmog

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Tutta la Verità sull' Elettrosmog



Materiale tratto dal sito  :  www.comunicazioni.it

ELETTROSMOG: TUTTA LA VERITA' SULLA NUOVA NORMATIVA

  • Oltre ventimila ore di controlli: la prima sperimentazione sul campo conferma che il sistema funziona

  • Antenne, un'emergenza superata

  • Un falso mito da sfatare: progresso sicurezza ambientale non sono "per forza" in antitesi

  • E' l'Italia il Paese più prudente del mondo

  • Ma quale "salva-antenne", si salvano salute e sviluppo

  • Il decreto del governo, punto per punto

  • Sky-station, dagli Usa una proposta interessante

  • Campi elettrici, magnetici, elettromagnetici: una "ragnatela" che avvolge il Pianeta

  • Massimo "allerta", massima sicurezza




OLTRE VENTIMILA ORE DI CONTROLLI:
LA PRIMA SPERIMENTAZIONE SUL CAMPO
CONFERMA CHE IL SISTEMA FUNZIONA
Roma L'Italia supera la prima fase di controlli del progetto di monitoraggio dell'elettrosmog. In nessuna delle città controllate, pure nella caotica capitale piena di antenne dei telefonini, si è mai superata la soglia di 6 volt per metro prevista dalla normativa. «I dati sono rassicuranti. Le sperimentazioni condotte hanno evidenziato come tutti i campi elettromagnetici misurati fino ad oggi rientrino nei limiti imposti dalla pur rigorosa normativa italiana». I limiti di esposizione per Francia, Germania e Gran Bretagna, infatti, sono molto più alti: 58 volt/m per l'esposizione a 1800 Mhz; 41 volt/m per esposizione a 900 Mhz e 27 volt/m per esposizione a 400 Mhz. Le 128 centraline hanno "lavorato" per 847 giornate di rilevamento per un totale di 20.328 ore. La sperimentazione si è conclusa in Emilia Romagna e Toscana e ora ci si avvia alla installazione permanente delle stazioni di rilevamento.
In altre 9 regioni il monitoraggio è in corso. Il finanziamento previsto per tutta l'operazione, è di circa 38 milioni di euro, di cui 20.658.275,96 euro da parte dello Stato e 18.075.991,47 euro da parte di Regioni, Province e Comuni. Il sistema prevede l'utilizzo a regime di 1.200 centraline di monitoraggio che saranno distribuite e periodicamente ricollocate sul territorio. Il programma sarà completato entro la fine del 2003. Le centraline sono collegate tra loro e con i centri di controllo situati presso le Arpa e presso il ministero delle Comunicazioni. I dati sono resi disponibili su Internet, consentendo alla cittadinanza di conoscere i valori del campo elettromagnetico misurato dalle centraline.
Il Ministero delle Comunicazioni ha promosso una consistente azione di monitoraggio dei campi elettromagnetici, in collaborazione con le ARPA regionali. Ma le campagne di misurazione continuano e si moltiplicano. Occorre perseverare in questa azione, perché solo quando i cittadini potranno constatare che questa azione di vigilanza è continua e generalizzata, cesseranno i fenomeni di preoccupazione che spesso vengono riportati anche dalla stampa.
In particolare, di concerto tra ministri dell'Ambiente e del Territorio, della Salute e delle Comunicazioni, è stato istituito un Comitato di esperti al massimo livello internazionale allo scopo di ottenere, da un lato, un qualificato parere scientifico sui rischi connessi all'uso dei campi elettromagnetici in tutto il vasto campo delle frequenze utilizzabili e, dall'altro, al fine di determinare se i limiti per l'esposizione ai campi elettromagnetici contenuti nei decreti già emanati siano ragionevoli, innanzitutto alla luce delle considerazioni espresse in materia dagli ambienti scientifici.
Il Comitato, presieduto dal professor Cognetti e composto da insigni scienziati italiani e stranieri, ha esaminato lo stato delle prove scientifiche relative ai rischi sanitari derivanti dall'esposizione ai campi elettromagnetici, valutando anche le prescrizioni dell'attuale normativa nazionale in, con particolare riferimento alla legge n. 36 del 22 febbraio 2001, in relazione allo stato dell'arte della ricerca scientifica e della legislazione internazionale in materia. Alla luce di tali percorsi di analisi è stato infine chiesto alla Commissione scientifica di fornire raccomandazioni sulle possibili azioni da intraprendere per migliorare il quadro normativo di riferimento.

TITOLO: IL MINISTRO MAURIZIO GASPARRI SPIEGA, PUNTO PER PUNTO, COSA È
CAMBIATO (IN MEGLIO) PER CITTÀ E QUARTIERI "A RISCHIO"
ANTENNE, UN'EMERGENZA SUPERATA
DOPO LE "LEGGI PENNICHELLA" DELL'ULIVO C'È FINALMENTE UNA NORMA CHIARA A
TUTELA DELLA SALUTE
Roma Maurizio Gasparri, ministro delle Comunicazioni, respinge al mittente le critiche dell'Ulivo, che ritiene "selvaggia" la normativa che consente ai privati l'installazione delle antenne. Spiega: «Vorrei ricordare che i governi di centrosinistra si sono limitati a bandire le gare per la telefonia mobile, interessandosi solo di incassare i soldi. Con l'Umts si sono presi 25 mila miliardi di vecchie lire, senza stabilire se, quando e come le antenne dei 5 gestori Umts sarebbero state messe. È successo così in mezza Europa: i governi di centrosinistra sono uguali dappertutto! "Prendi i soldi e scappa! " come nel film di Woody Allen.
Oltre ad aver incassato i soldi dell'Umts, l'Ulivo ha varato però una legge, la 36 del 2001, che prevede la fissazione dei nuovi limiti per le emissioni elettromagnetiche...
Vero, ma poi si sono addormentati tutti: anche i ministri dell'ambiente che si professavano ambientalisti. Hanno fatto solo le cosiddette "leggi pennichella": ossia hanno dettato principi roboanti, su cui sono tutti d'accordo. Poi il silenzio. L'unica cosa che hanno saputo fare è inguaiare Regioni e Comuni, senza un quadro di riferimento chiaro e preciso per tutti.
Ma c'è una seconda questione.
Quale?
La normativa che fissa le procedure per la installazione delle antenne è un atto completamente distinto dal decreto, di competenza dei Ministeri dell'ambiente e della Salute, che determina i limiti alle emissioni elettromagnetiche. Il decreto legislativo fissa le procedure per realizzare le infrastrutture strategiche di telecomunicazioni (Gsm-Umts, Larga banda e televisione digitale terrestre), il decreto del Ministero dell'ambiente e della salute fissa i limiti e detta norme in materia di emissioni elettromagnetiche.
Cominciamo dal tema della salute. C'è chi accusa il governo di Centrodestra di aver alzato i limiti che erano stati stabiliti dal d. m. 381 e, di conseguenza, di aver vanificato la strategia di minimizzazione delle esposizioni, con la fissazione degli obiettivi di qualità. Cosa replica a questo?
Che anche in questo caso è vero l'esatto contrario. Il governo di Centrodestra ha ampliato la sfera di tutela della salute: il limite dei 6 volt/metro è stato esteso a tutte le aree intensamente frequentate. Piazze, giardini pubblici, centri commerciali, stazioni, aeroporti, e così via! In precedenza questo limite dei 6 volt/metro valeva solo per gli edifici adibiti a permanenze con più di 4 ore. E saranno i comuni, come prevede la legge n. 36, a stabilire i luoghi o le aree in cui questo obiettivo di qualità deve essere raggiunto. Solo a livello locale si possono definire queste aree, in cui va centrato l'obiettivo di minimizzare il livello di esposizione ai campi elettromagnetici. Insomma: i Comuni, in questo, hanno piena autonomia di decisione.
Dunque ci sono maggiori garanzie per i cittadini italiani?
Certo, fermo restando che tutti sappiamo bene che i limiti imposti in Italia, quelli dei 20 volt/m come limite di esposizione e di 6 volt/m come valore di attenzione sono di gran lunga i più bassi d'Europa e del mondo.
Allora non è vero che le antenne spunteranno ovunque senza rispettare i vincoli ambientali e culturali?
No, è del tutto falso. Non c'è nessun automatismo e nessuna rimozione dei vincoli previsti a tutela della salute, dell'ambiente, del patrimonio culturale, storico ed artistico delle nostre città. Anzi, finalmente si prevede che tutte le Amministrazioni interessate debbano essere informate tempestivamente per esprimere il loro eventuale dissenso. É scritto chiaramente, ma bisogna che il decreto legislativo venga almeno letto.
Vorrei invitare chi lo critica a farlo: scoprirà che rimangono fermi tutti i vincoli previsti a tutela dei beni culturali ed ambientali. Palazzi antichi, monumenti, aree sottoposte a vincolo sulla base del decreto legislativo 490/99 rimangono tutelati. Gli assessori comunali e le Sopraintendenze potranno dire liberamente la loro, anzi, dovranno esprimere chiaramente il loro motivato dissenso rispetto alla richiesta di installazione delle antenne. E questo dissenso, posto a tutela del rispetto del patrimonio ambientale e culturale, non è in nessun caso superabile neppure a livello di Conferenza di servizi. La questione può essere solo rimessa alla valutazione del Consiglio dei Ministri.
È vero che ogni installazione deve essere corredata da una scheda tecnica che specifichi i valori di emissione elettromagnetica?
Ovviamente, ma non solo: la scheda, infatti, deve essere sottoscritta come atto notorio. Questo vuol dire che chi dichiara il falso va in galera. Inoltre la domanda di autorizzazione alla installazione dell'antenna va presentata all'apposito ufficio del Comune, che né dà pubblicità. Questo vuol dire che tutti i cittadini interessati, le associazioni ambientaliste e di quartiere sapranno tempestivamente tutto. La domanda, poi, va trasmessa immediatamente alle Arpa, che sono competenti per il rispetto dei limiti di emissioni. Il controllo è quindi preventivo. Ma il potere di vigilanza delle Arpa non si ferma a questa fase di verifica: le Arpa proseguono a monitorare in continuazione tutti gli impianti, affinché non vengano superati i limiti di esposizione (20 volt/m), i valori di attenzione (6 volt/m all'interno degli edifici adibiti a permanenze superiori alle 4 ore), gli obiettivi di qualità (6 volt/m nelle aree intensamente frequentate. Queste aree sono definite dai comuni: si tratta, ad esempio, delle piazze principali, dei giardini pubblici, delle aree pedonali, ecc.)
E allora, perché è stata prevista la possibilità di installare un'antenna sulla base di una semplice "dichiarazione di inizio attività"?
Nel caso di antenne a bassa potenza, quelle inferiori a 20 Watt, si può procedere con una denuncia di inizio attività, che consente l'installazione.
Ma la procedura di esame ed i vincoli, ambientali, storici ed artistici sono identici. É ovvio che se l'autorizzazione viene negata, chi l'ha installata avrà fatto una doppia spesa inutile. Chi è così sciocco da fare una cosa del genere se non è strasicuro di avere tutte le carte in regola? E ad ogni modo anche per queste antenne rimane ferma la procedura di controllo da parte delle Arpa, la pubblicità ai cittadini della istanza presentata, la trasmissione della stessa a tutti i soggetti interessati, i vincoli in materia di contesto culturale ed ambientale, i limiti alle emissioni elettromagnetiche, la decisione in conferenza di servizi entro 90 giorni.
Resta il fatto che i Comuni sono stati espropriati dei loro poteri in materia di installazione delle antenne, visto che si stabilisce che queste sono addirittura "compatibili con ogni destinazione urbanistica in ogni parte del territorio".
Vorrei rigirare la domanda. Le fogne sono compatibili con ogni destinazione urbanistica, o si fanno tutte da una parte e mi mettono le case dall'altra!
E con l'acqua potabile che facciamo? La diamo a tutti o no? E' evidente che la telefonia mobile funziona solo se la gente può utilizzare il telefonino dappertutto. Altrimenti ritorniamo alla cabine telefoniche: non si possono mettere le antenne tutte da una parte e parlare dove non ci sono antenne. E poi ripeto: i comuni mantengono in pieno il loro potere autorizzatorio sulle installazioni. Ed hanno il potere di definire le aree di minimizzazione delle emissioni, e cioè quelle in cui i 6 volt/m si applicano in tutte le aree intensamente frequentate. Rimangono fermi i vincoli ambientali e culturali, che non sono rimuovibili, in nessun caso, a livello locale.
E allora perché queste nuove normative?
Per dotare finalmente l'Italia, come accade in ogni nazione civile, di un quadro di riferimento omogeneo al cui interno i livelli locali possono far valere le loro determinazioni. Ma in tempi certi, con una esplicita definizione dei motivi per i quali le autorizzazioni sono negate. In pratica, finisce l'epoca dell'approssimazione, dell'incertezza, della reciproca prevaricazione tra le parti. Chi chiedeva di installare antenne non era obbligato a dichiarare esattamente che cosa vuole installare, chi doveva controllare non sapeva che cosa doveva controllare, chi doveva autorizzare o negare la installazione non sapeva quali parametri poteva utilizzare, chi voleva farsi carico dell'obiettivo di minimizzare le esposizioni ai campi elettromagnetici si inventava distanze minime da questo a da quell'edificio, senza un chiaro meccanismo di riferimento! E tutto questo generava solo incertezze, ritardi, accuse reciproche di inadempienze.
Quali sono le direttrici fondamentali in questo quadro normativo?
Sono tre. La prima è quella di salvaguardare il diritto alla salute ed ampliare la sfera di azione per migliorare la qualità dell'ambiente, attraverso la determinazione da parte dei comuni delle aree ad elevata frequentazione a cui si estende il tetto di 6 volt/m, stabilendo così le aree in cui va raggiunto l'obiettivo di qualità per le emissioni elettromagnetiche. Il secondo è quello di mantenere assolutamente fermi i vincoli in materia di tutela culturale ed ambientale, in termini di contesto urbanistico e paesaggistico, che non possono essere superati in nessun caso a livello di conferenza di servizi. Il terzo, infine, di stabilire procedure trasparenti, con obbligo di pubblicità verso i cittadini, che, in tempi certi, novanta giorni, diano modo a tutti di sapere se e perché una domanda è autorizzata oppure respinta.
c. M.

UN FALSO MITO DA SFATARE:
PROGRESSO SICUREZZA AMBIENTALE
NON SONO "PER FORZA" IN ANTITESI
Roma Negli ultimi anni si è sviluppato un articolato dibattito sugli impatti ambientali dei campi elettromagnetici, quello che viene impropriamente indicato come inquinamento elettromagnetico, In realtà non si tratta di un fenomeno nuovo.
Molti dei campi elettromagnetici, pensiamo agli elettrodotti ad alta tensione o ai ripetitori radiotelevisivi, esistono già da diversi decenni. La novità consiste, semmai, nel percepirlo di per sé come un pericolo. Probabilmente ciò che ha fatto esplodere la preoccupazione dell'opinione pubblica, unitamente all'attenzione dei mass media, è stata la diffusione straordinaria e rapidissima della telefonia mobile, ovvero di ripetitori e antenne che consentono il traffico telefonico. Si è trattato di un fenomeno fulmineo che ha generato nella gente anche timori sui danni che arrecherebbero gli stessi apparecchi riceventi che portiamo con noi. Eppure, in Italia 6 adolescenti su 10 posseggono un telefonino, spesso quello di un genitore, ovvero un apparecchio che spesso risponde a standard tecnologie più arretrati e meno protetti. Si sono così determinati differenti stati d'animo che hanno scatenato in differenti settori della popolazione ansie, riserve, ostilità, addirittura preludi ad atteggiamenti di luddismo nei confronti di alcune comodità, a seconda dei gruppi di interesse via via coinvolti nella configurazione delle prese di posizione collettive.
Il problema non va sottovalutato, va anzi affrontato, analizzato, guidato, razionalizzato, ma nel contempo depurato da qualsivoglia strumentalizzazione di sorta. Lo scopo, da tutti riconosciuto, e la salvaguardia della salute e dei benessere dei cittadini. Il rischio, da pochi segnalato, è che su questo tema si possano invece scontrare, in modo del tutto artefatto, due grandi diritti: la salvaguardia della salute pubblica e il progresso tecnologico e scientifico.
Coniugare senza danno, anzi con benessere della collettività, questi due diritti è compito dei governi ed è responsabilità più generale della politica.
Una delle affermazioni più ricorrenti è quella secondo la quale, non sapendo se esista un effettivo pericolo derivante dai campi elettromagnetici, nel dubbio, è meglio cautelarsi, riducendo ulteriormente la potenza delle emissioni e posizionando le antenne dei telefonini lontano da luoghi densamente abitati come scuole, ospedali o siti analoghi. Quindi, pur in assenza di dati che dimostrino scientificamente l'effettivo rischio per la salute umana, una parte dell'opinione pubblica invoca una legislazione più restrittiva, in nome del cosiddetto principio di precauzione.
Anche per rassicurare i cittadini il governo italiano sta lavorando fin dal suo insediamento. Nel dicembre dell'anno scorso, infatti, si è insediata una commissione di esperti nominata dal ministro dell'Ambiente Altero Matteoli, per suggerire limiti scientifici all'elettrosmog. Ne fanno parte l'oncologo Francesco Cognetti, l'epidemiologo Richard Doll, l'ingegnere tlc Gabriele Falsciasecca, il fisico Tullio Regghe, coordinati dal responsabile per i campi elettromagnetici dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. La volontà dell'esecutivo di Centrodestra è di intervenire sul tema dell'elettromagnetismo con una voce unica e definitiva. Ma una cosa è certa: gli attuali limiti, già restrittivi al massimo, non potranno essere abbassati ulteriormente. Tant'è che il governo ha impugnato quelle leggi regionali (è il caso di Umbria e Marche) di fronte alla Corte Costituzionale, che avevano introdotto limiti ancor più restrittivi, con il rischio di compromettere qualsiasi servizio di radiodiffusione, dalle tv ai cellulari. Andare al di sotto dei 6 volt metro vorrebbe infatti dire impedire le normali comunicazioni telefoniche o di altra natura. Le pubblicazioni scientifiche, le conoscenze acquisite, danno supporto al programma avviato dal governo. E pertanto i recenti provvedimenti voluti dal ministro Gasparri e varati con il voto favorevole e a larga maggioranza delle competenti commissioni di Camera e Senato vanno nella linea indicata: garantire il rispetto della salute con soglie più basse nel mondo,
consentendo nel contempo lo sviluppo delle reti telefoniche. Va ricordato, infine, che proprio il presidente della commissione europea Romano Prodi, durante il vertice di Siviglia dell'estate scorsa, ha chiesto e ottenuto che nel documento finale fosse recepita la posizione della commissione, favorevole alla realizzazione delle reti di telefonia di terza generazione, i telefoni Umts, rimuovendo ostacoli non giustificati al riguardo.

NESSUNO HA IMPOSTO STANDARD DI SICUREZZA ELEVATI E RIGOROSI COME I NOSTRI:
UNA RASSICURAZIONE IN PIÙ PER I CITTADINI
E' L'ITALIA IL PAESE PIÙ PRUDENTE DEL MONDO
NELLA GERMANIA "ROSSO-VERDE" LIMITI 16 VOLTE MAGGIORI DEI NOSTRI, IN OLANDA
IL "RECORD DI RISCHIO"
Roma Nel nostro Paese, la legge che regolamenta gli impianti è, come è noto, la legge n° 36 del 22 febbraio del 2001, meglio nota come Legge Quadro. Oggetto della legge è la protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, a copertura dell'intero intervallo di frequenze da 0 a 300.000 MHz, e con la individuazione di tre indicatori: limiti di esposizione, livelli di attenzione ed obiettivi di qualità.
E' uno strumento normativo che detta i principi fondamentali tesi a garantire la tutela della salute dei cittadini, così come stabilito dall'articolo 32 della Costituzione. Inoltre, essa si discosta in senso ben più restrittivo e cautelativo nei confronti della popolazione rispetto all'impostazione europea. Tuttavia l'introduzione di tre differenti livelli e di una articolazione delle competenze tra Regione, Province e Comuni, rischia di determinare un effetto improduttivo di competenze contrapposte e divergenti, a cui i successivi decreti delegati potrebbero dare un ordine amministrativo, a patto che non vengano stravolte le indicazioni della normativa attuale, che rappresentano, a detta di tutti gli osservatori internazionali, un punto di eccellenza europeo e globale.
Parimenti, La Legge Quadro sollecita azioni volte a promuovere la ricerca scientifica orientata a valutare gli effetti a lungo termine sulla salute umana e animale in accordo con il cosiddetto principio di precauzione, invocato dall'articolo 174, paragrafo 2, del Trattato istituivo dell'Unione Europea e mirato ad assicurare la tutela dell'ambiente e del paesaggio, promuovendo l'innovazione tecnologica e le azioni tese a minimizzare le emissioni di onde elettromagnetiche e la creazione di campi dannosi.
Il confronto con gli altri
Per quanto riguarda i limiti di esposizione della popolazione, i valori di attenzione, le tecniche di misurazione e rilevamento dei campi elettromagnetici, il documento di riferimento è, come è altrettanto noto, il Decreto Ministeriale 381/98, che fissa per primo il limite dei 6 V/m negli edifici adibiti a permanenze superiori alle quattro ore, che ci differenzia in meglio dal resto d'Europa.
Tutti i limiti previsti dalla normativa italiana sono decisamente più restrittivi rispetto a quelli consigliati dalle linee guida della Commissione Internazionale sulla Protezione da Radiazioni Non Ionizzanti, l'organizzazione non governativa che sviluppa azioni di ricerca congiunta con l'Organizzazione Mondiale della Sanità, i cui standard hanno ispirato le normative nazionali di tutti gli Stati europei. In particolare, poi, per quanto riguarda le zone residenziali, le differenze nei valori massimi delle emissioni consentite tra i Paesi europei e l'Italia sono, per alcune bande di frequenza, sino a 10-15 volte più basse nel nostro Paese.
Se guardiamo rispettivamente alle frequenze dei 400, 900, 1.000 MHz e superiori a 2 Ghz, l'Italia è ferma in tutt'e quattro le bande sui 6 V/m.
Alcuni Paesi come la Germania hanno fissato un limite unico per le quattro bande (che nel caso tedesco è indicato a 97 V/m, ovvero 16 volte superiore a quello italiano). Altri hanno distinto i limiti per banda di frequenza, con un'ampiezza differenziata tra i valori più bassi e quelli più alti. Così si va dai Paesi che si sono allineati ai limiti suggeriti dall'ICNIRP dei 27, 41, 61 e, ancora, 61 V/mz (adottati anche dal Consiglio Europeo) per ciascuna delle quattro bande (è il caso di Gran Bretagna, Francia, Svezia e, al di fuori dell'Europa, in Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa) a Paesi che hanno adottato soluzioni proprie, non condivise, come nel caso della Svizzera (27, 41, 58 e 60 V/m). Vi sono poi Paesi che hanno fatto propria la soluzione americana indicata dalla Federal Communication Commission dei 31, 47, 61 e, ancora, 61 V/m, come nel caso di Canada, Austria e Giappone. Vi sono poi Paesi comunisti come la Cina, che ha adottato la soluzione unica dei 20 V/m e Paesi ex comunisti, come Bulgaria, Ungheria e Polonia che si sono fermati ai 6 V/m. Infine va anche segnalato il caso limite dell'Olanda che ha determinato i propri quattro livelli su 60, 109, 180 e 193 Mhz, superiore, nel valore massimo, di ben 32 volte rispetto al nostro Paese.
Alla luce di tali considerazioni, vi è la conferma dell'approccio estremamente cautelativo adottato dal nostro Paese, un approccio del quale dobbiamo andare fieri.
I dati dell'Oms
Se prendiamo in considerazione l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come riferimento scientifico, si deve considerare che dal maggio 1996 l'organismo internazionale ha avviato un progetto internazionale per valutare gli effetti sanitari e ambientali per l'esposizione ai campi elettromagnetici, in risposta alle crescenti preoccupazioni per i possibili effetti sanitari di tali esposizioni e per il continuo loro aumento per numero e varietà.
Nel giugno 2000 l'OMS ha pubblicato un documento, il numero 193, che riassume in modo esaustivo il punto di vista dell'organismo internazionale e, non esistendo attualmente una ricerca che giunga a risultati differenti, le raccomandazioni in esso contenute sono da ritenersi valide. Secondo l'OMS, sino a questo momento non è stata riscontrata alcuna connessione diretta tra le emissioni di radiofrequenza e lo sviluppo di forme di cancro; in sostanza, non appaiono effetti diretti dei campi elettromagnetici sullo sviluppo di cellule cancerogene. Tuttavia, l'OMS precisa che ad alti livelli, i campi elettromagnetici possono avere effetti sulla salute, non ancora sufficientemente ricostruibili, e proprio per questo motivo sono stati imposti dei limiti. Resta ora da studiare e da verificare se i campi elettromagnetici possano causare qualche effetto anche al di sotto delle linee guida internazionali, ovvero se vi sono altri effetti attualmente non conosciuti come spesso qualcuno sostiene.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene che in assenza di prove scientifiche sui campi elettromagnetici e di un loro possibile effetto dannoso per la salute, sia necessario condurre ulteriori ricerche per valutare e chiarire maggiormente l'azione delle onde elettromagnetiche sui sistemi biologici.
L'OMS raccomanda, tra l'altro, alle aziende e ai governanti di garantire un'adeguata informazione ai cittadini relativamente agli effetti dei campi elettromagnetici sulla salute e di facilitare, ove possibile, il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni riguardanti l'eventuale installazione dei ripetitori nella loro area di residenza. Dal quadro appena riportato emergono sufficienti elementi per rigettare le paure irrazionali invocate da alcuni.
In Italia limiti restrittivi
Non ricorrono i termini per ridurre ulteriormente un limite come quello italiano, obiettivamente il più restrittivo tra tutti i Paesi europei, ma anche il più attento e rispondente al principio di precauzione attualmente in vigore a livello europeo. Peraltro con l'avanzamento delle tecnologie adottate si va in direzione di una significativa riduzione della potenza delle antenne, tanto che i limiti di 6 V/m sono ormai un limite più che compatibile anche con la qualità del servizio.
In Italia esiste forse una scarsa cultura della trasparenza nelle questioni scientifiche. Non sempre i documenti vengono resi pubblici e in taluni casi sono per loro natura inaccessibili ai non addetti ai lavori. Parimenti, le informazioni scientifiche sono spesso divulgate dai media e non dalle istituzioni che dovrebbero risponderne. Tutto questo si può e si deve migliorare. Si deve ricostruire la fiducia dei cittadini verso le istituzioni e creare consapevolezza nella società civile. Il legislatore ha il dovere politico, morale ed etico di assicurare la maggior protezione possibile alla popolazione.
A questo fine, il decreto dei Ministri dell'Ambiente e della Salute, da emanare ai sensi della legge 36 del 2001, attualmente in fase di esame da parte della Conferenza Città-Stato_Regioni, e che sarà successivamente portato per il parere alle competenti Commssioni parlamentari, prevede tra l'altro il mantenimento del limite massimo di emissione di 20 Volt/m (valore stabilito a fini sanitari che conferma la precedente normativa, stabilita dal dm 381/2000) e il mantenimento del valore di attenzione di 6 Volt/m (valore stabilito a fini ambientali) in tutti gli edifici adibiti a permanenza di oltre 4 ore, confermando così la precedente normativa, stabilita dal dm381/2000. Inoltre il decreto prevede l'introduzione dell'obiettivo di qualità, sempre di 6 Volt/m, (valore stabilito a fini ambientali) per minimizzare ulteriormente l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici. Un limite che viene esteso a tutte le aree intensamente frequentate: si tratta di luoghi ed aree che saranno definite dai comuni, individuandoli nelle piazze e vie principali, centri commerciali, stazioni, aeroporti, giardini e parchi pubblici, ecc. E' evidente, insomma, l'estrema attenzione che il Governo ha prestato e presta continuamente al tema della tutela della salute e dell'ambiente: la introduzione del limite di qualità, che estende concretamente l'area di minimizzazione dell'esposizione ai campi elettromagnetici a tutte le zone intensamente frequentate delle nostre città, che spetta alle autorità comunali determinare, ne è la prova concreta.

LE NUOVE REGOLE PER LE RETI UMTS "APRONO" UN MERCATO CRUCIALE
MA QUALE "SALVA-ANTENNE",
SI SALVANO SALUTE E SVILUPPO
Roma Lo hanno chiamato il decreto "salva antenne": ma se si leggono i suoi contenuti si scopre tutt'altro. Il decreto, infatti, semplifica e velocizza l'installazione delle antenne per la telefonia mobile sul territorio nazionale ma, soprattutto, fissa un limite uniforme per le emissioni elettromagnetiche e sancisce il principio del silenzio-assenso per l'installazione delle antenne. Questo, però, non vuol dire mancato controllo. Ci sono obblighi precisi da parte di chi installa le antenne e da parte anche degli enti locali. Dunque attenzione a regole, limiti di emissione e salute dei cittadini da una parte, ma anche attenzione allo sviluppo tecnologico dell'Italia dall'altra.
Il decreto legislativo ha infatti due obiettivi: il primo è senza dubbio quello di semplificare ed accelerare le procedure per la realizzazione delle infrastrutture per le reti Umts, la televisione digitale terrestre e la banda larga. Il decreto, predisposto in base alla "legge obiettivo" (n. 443 del 21 dicembre 2001), definisce le modalità per il rilascio delle autorizzazioni per l'installazione di reti e antenne, mantenendo fermo il rigoroso rispetto dei limiti alle emissioni elettromagnetiche, fissati dalla normativa vigente, nonché i vincoli in materia di beni ambientali e culturali. Il provvedimento prevede un meccanismo di incentivazione per gli operatori che utilizzeranno un unico scavo per la posa delle reti.
Per le installazioni di impianti Umts, "con potenza in singola antenna uguale o inferiore ai 20 watts", se rispettati i limiti di esposizione, il decreto prevede che sia "sufficiente la denuncia di inizio attività". Questo però non significa che le amministrazioni locali non possano esprimere il proprio dissenso: se, infatti, questo accade, è convocata entro 30 giorni una conferenza di servizi che si esprime a maggioranza, sostituendo "a tutti gli effetti gli atti di competenza delle singole amministrazioni". Se il dissenso è espresso, all'interno della conferenza di servizi, da un'amministrazione preposta alla tutela ambientale, della salute o del patrimonio artistico «la decisione è rimessa al Consiglio dei Ministri».
Il provvedimento prevede procedure certe e abbastanza rapide per il rilascio delle autorizzazioni per l'installazione di reti e antenne da parte dei Comuni, rimettendo a una Conferenza di Servizi la decisione sulle richieste che prevedono particolari approfondimenti e stabilendo un "rigoroso controllo" del rispetto dei limiti (6 volt-metro per i luoghi dove si staziona oltre le quattro ore) sulle emissioni elettromagnetiche stabilite dalla vigente normativa.
L'adozione della nuova procedura permetterà di superare anche i ritardi finora accumulati nella realizzazione delle reti per l'Umts, le cui licenze sono state rilasciate con decorrenza dal primo gennaio di quest'anno.
Il secondo obiettivo che si pone il provvedimento, parallelamente alla semplificazione delle procedure, è quello della salute di ogni cittadino. Al tema della tutela della salute, infatti, il decreto legislativo dedica una grandissima attenzione: le agenzie regionali dell'ambiente avranno infatti 20 giorni di tempo, da quando è stata presentata la richiesta di installazione, per pronunciarsi sulla compatibilità degli impianti con i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità fissati uniformemente su scala nazionale, che sono di gran lunga i più severi in Europa.
Un decreto che ha ricevuto molti apprezzamenti dagli addetti ai lavori. «Con l'approvazione del decreto per accelerare la realizzazione delle reti di telecomunicazioni - ha dichiarato tra gli altri Bob Fuller, amministratore delegato di H3G - il governo italiano e in particolare il ministro Gasparri, hanno dimostrato oggi grande sensibilità e attenzione per lo sviluppo di un comparto trainante l'intero sistema-Paese, oltre che una grande coerenza e serietà nel mantenere gli impegni precedentemente assunti. Il decreto approvato - secondo Fuller - dà finalmente certezze agli operatori, per quanto riguarda tempi e modi nell'implementazione delle loro infrastrutture di rete e, in prospettiva, rappresenta una garanzia di sviluppo e di occupazione per il Paese».

SENZA L'INIZIATIVA, LE SOGLIE D'ATTENZIONE, I LIMITI ALLE EMISSIONI
E LE MISURE DI GARANZIA SAREBBERO RIMASTI SULLA CARTA
IL DECRETO DEL GOVERNO, PUNTO PER PUNTO
SEDICI ARTICOLI PER REALIZZARE GLI OBBIETTIVI PREVISTI DALLA LEGGE DEL
FEBBRAIO 2001
Roma La liberalizzazione ed il potenziamento del settore delle telecomunicazioni e la razionalizzazione delle procedure per l'installazione delle relative opere infrastrutturali sono tra gli obiettivi del decreto legislativo che semplifica le procedure per l'installazione di tutte le infrastrutture legate alle telecomunicazioni, che tende a garantire, in modo uniforme sul territorio nazionale, l'osservanza dei limiti di esposizione all'elettromagnetismo, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità già previsti dalla legge 22 Febbraio 2001, n.36 e dai relativi provvedimenti statali di attuazione. Ecco, articolo per articolo, come è stutturato e cosa prevede il decreto:
- Su richiesta delle Regioni, anzitutto, il decreto prevede la diffusione delle infrastrutture di telecomunicazioni sull'intero territorio nazionale, nonché la realizzazione delle reti radio preordinate alle emergenze sanitarie ed alla protezione civile. Questo senza sovrapporsi alla disciplina ordinaria (il decreto si affianca a questa come disciplina speciale essendo, infatti, applicabile soltanto alle categorie di infrastrutture per le telecomunicazioni). In più sono qualificate le infrastrutture di telecomunicazione, considerate "strategiche", come opere di interesse nazionale e si chiarisce inoltre che le infrastrutture di telecomunicazioni per impianti radioelettrici fatta eccezione per le torri ed i tralicci relativi alle reti di tlevisione digitale terrestre sono compatibili con qualsiasi destinazione urbanistica e possono, pertanto, essere realizzate in ogni parte del territorio comunale.
- L'articolo 4 in particolare contiene, innanzitutto, una elencazione tendenzialmente esaustiva delle infrastrutture di telecomunicazione per impianti radioelettrici e stabilisce, in termini generali, che l'autorizzazione alla installazione, di competenza dell'Ente locale, deve essere rilasciata all'operatore di telecomunicazione, previo accertamento, da parte delle Agenzie Regionali per la Protezione dell'Ambiente ovvero da parte di altro organismo indicato dalla Regione, della compatibilità del progetto con i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità, stabiliti uniformemente a livello nazionale dalla Legge 22 Febbraio 2001, n.36.
- L'Articolo 5, probabilmente tra i più rilevanti, disciplina il procedimento autorizzatorio, in base ai noti principi di speditezza, trasparenza, pubblicità e concentrazione dell'azione amministrativa. Il primo comma, infatti, prevede l'obbligo, dell'Ufficio competente a ricevere l'istanza, di comunicare immediatamente il nominativo del responsabile del procedimento. È il responsabile del procedimento il soggetto che dovrà richiedere eventuali integrazioni documentali, entro il termine di quindici giorni dalla ricezione dell'istanza.
Il secondo comma subordina il rilascio dell'autorizzazione alla presentazione di apposita istanza, corredata della documentazione atta a comprovare il rispetto dei limiti di emissione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità, attraverso l'utilizzo di modelli predittivi conformi alle prescrizioni della CEI. Tale modello è opportuno sottolinearlo è stato realizzato al fine della sua acquisizione su supporti informatici ed è destinato alla formazione del catasto nazionale delle sorgenti elettromagnetiche di origine industriale.
Al fine di coordinare gli interventi dei diversi operatori di telecomunicazioni, la norma prevede, altresì, che, in sede autorizzatoria, i Comuni siano tenuti a dare la precedenza alle domande presentate congiuntamente da più operatori.
Nel caso di impianti, con tecnologia Umts o altre, con potenza in antenna inferiore ai 20 Watt, trova applicazione il diverso istituto della denuncia di inizio attività, da attivare mediante la presentazione all'Ente locale di apposita dichiarazione.
Ad ogni modo l'operatore di telecomunicazioni, interessato all'installazione, deve inviare una copia della propria istanza anche all'Arpa, affinché la stessa esprima il proprio nulla osta entro venti giorni dalla sua ricezione. Tale adempimento consente di evitare anche le lungaggini della conferenza di servizi, la quale deve essere convocata, dal responsabile del procedimento, soltanto qualora un'amministrazione interessata abbia espresso il proprio motivato dissenso.
In quest'ultima ipotesi, viene indetta un'apposita conferenza di servizi, alla quale prendono parte i rappresentanti delle amministrazioni interessate ed, in specie, un rappresentante dell'amministrazione dissenziente, nonché i soggetti preposti ai controlli. La conferenza di servizi deve pronunciarsi entro il termine di trenta giorni dalla prima convocazione. Di tale convocazione così come dell'esito della conferenza - deve essere tempestivamente informato il Ministero delle comunicazione, trattandosi di opere di interesse nazionale.
- L'articolo 6 stabilisce innanzitutto il termine massimo di novanta giorni entro il quale deve essere concluso il procedimento amministrativo di autorizzazione alla installazione di tali infrastrutture di telecomunicazioni, attribuendo all'inerzia della pubblica amministrazione, protratta oltre il predetto termine, il significato di accoglimento dell'istanza presentata dall'operatore.
Il secondo comma prevede che i lavori di installazione debbano essere completati entro il termine perentorio di dodici mesi dal rilascio dell'autorizzazione, stabilito a pena di decadenza del titolo abilitativi stesso: questo per evitare che gli operatori del settore procedano ad eventuali accaparramenti preventivi dei siti.
- L'articolo 7 disciplina i procedimenti di autorizzazione alla installazione delle infrastrutture di telecomunicazioni che presuppongono la realizzazione di opere civili ovvero l'effettuazioni di scavi e l'adozione di provvedimenti concessori per l'occupazione di suolo pubblico, prevedendo che l'operatore di telecomunicazioni debba presentare, in questo caso, un'apposita istanza agli enti locali, che devono espletare entro novanta giorni l'attività istruttoria.
- L'articolo 8 è diretto a contemperare i preminenti interessi pubblici connessi alla installazione delle infrastrutture di telecomunicazioni con gli altri interessi affidati alla cura degli Enti locali, prevedendo che, qualora l'installazione comporti l'effettuazione di scavi all'interno dei centri abitati, debba avvenire un coordinamento dei diversi operatori di telecomunicazioni, così da minimizzare i disagi della collettività di cui l'Ente locale è ente esponenziale. L'articolo 9 disciplina l'installazione delle c. d. reti dorsali, le quali, per loro natura, dovrebbero interessare aree di proprietà di più enti pubblici o privati. In tali ipotesi, l'istanza di autorizzazione, presentata dall'operatore deve essere trasmessa a tutte le figure soggettive interessate. L'istanza può essere valutata in una conferenza di servizi, per ciascun ambito regionale, tra gli enti proprietari, convocata anche su iniziativa dell'operatore interessato. Della convocazione e dell'esito della conferenza di servizi deve essere tempestivamente informato il Ministero delle Comunicazioni. La conferenza di servizi deve pronunciarsi entro trenta giorni dalla prima convocazione e l'approvazione a maggioranza dei presenti del progetto sostituisce ad ogni effetto gli atti di competenza delle singole amministrazioni e vale altresì come dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dei lavori. Se il motivato dissenso, nell'ambito della conferenza di servizi, è espresso da un'Amministrazione preposta alla tutela ambientale, alla tutela della salute o alla tutela del patrimonio storico-artistico, la decisione è rimessa al Consiglio dei Ministri.
- Da citare, ancora, l'articolo 10, che chiarisce che gli operatori di telecomunicazioni hanno l'obbligo di tenere indenne l'ente pubblico proprietario delle aree dalle spese necessarie per le opere di sistemazione delle aree oggetto degli scavi o dell'installazione. Al tempo stesso nessun altro onere finanziario o reale può essere imposto agli operatori di telecomunicazioni, in conseguenza della installazione di infrastrutture di telecomunicazioni, fatta eccezione per il canone per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche. L'articolo 11, infine, prevede espressamente che l'operatore di telecomunicazione possa agire direttamente in giudizio per far cessare eventuali comportamenti antigiuridici di soggetti terzi, finalizzati ad impedire o a turbare il passaggio o l'installazione delle infrastrutture di telecomunicazioni.
- Quanto all'articolo 12, disciplina i rapporti giuridici sorti sotto l'impero della previgente disciplina legislativa. Stabilisce, tra l'altro, che i gestori delle reti radiomobili di comunicazione pubblica devono provvedere ad inviare ai Comuni ed ai competenti ispettorati territoriali del Ministero delle Comunicazioni la descrizione di ciascun impianto installato prima dell'entrata in vigore del decreto legislativo, affinché possa essere realizzato un catasto di tali infrastrutture.

SKY-STATION, DAGLI USA
UNA PROPOSTA INTERESSANTE
Roma Secondo l'assemblea dell'International Press Telecommunication Council, una soluzione al problema dell'elettrosmog potrebbe essere lo "Sky Station". L'idea, lanciata da un team di aziende americane, consiste in una serie di palloni aerostatici, posizionati a ventuno chilometri di altezza sulla superficie terrestre e dotati di un'apparecchiatura che trasmette su una banda di 47 GHz, che consentirebbe di coprire un'area di circa 75 chilometri di diametro. In sostanza si tratterebbe di palloni aerostatici. Attraverso la piattaforma Stratospheric Telecommunications Service, i palloni fungerebbero in pratica da ripetitori di segnali a banda larga (dai 2 ai 10 Mbps) di telefonia domestica, tv e Internet. Per ricevere il segnale, gli utenti dovrebbero dotarsi di una piccola antenna delle dimensioni di una cartolina postale. Il funzionamento, assolutamente "ecologico", sarebbe assicurato da pannelli solari, e per la manutenzione potrebbero essere riportati facilmente a terra. L'avvio dei primi servizi è già iniziato negli Usa. Ovviamente, dunque, si è ancora in una fase sperimentale e ancora non sono chiare le possibilità di questo sistema nonché le potenzialità e le reali capacità di ricezione e diffusione. Ad ogni modo i palloni anti-elettrosmog sono da guardare con attenzione.

CAMPI ELETTRICI, MAGNETICI,
ELETTROMAGNETICI: UNA "RAGNATELA"
CHE AVVOLGE IL PIANETA
Roma Si parla tanto di elettromagnetismo e di elettrosmog. Ma di cosa si tratta? L'inquinamento da campi elettromagnetici e le conseguenze che potrebbe avere sulle persone sono argomento di attualità, come dimostra la pubblicistica di questi ultimi tempi, impegnata in dibattiti, relazioni e convegni, attività dominate dall'approvazione del Decreto Legislativo che, pur in considerazione delle ancora non del tutto chiare ed identificate problematiche e conseguenze, tutela la salute delle persone soggette ad un'eccessiva esposizione a tali campi. Ecco una breve spiegazione del significato di alcuni termini, tratta dal sito internet dell'Arpa.
Elettrosmog - Si tratta di un termine coniato dai mass media per definire tale tipo di inquinamento, ed in particolare quello prodotto dai campi elettrici e magnetici generati da ELF, radiofrequenze e microonde, appartenenti alla sezione non ionizzante (NIR) dello spettro elettromagnetico.
Sulla Terra è da sempre presente un fondo elettromagnetico naturale, le cui sorgenti principali sono la terra stessa, l'atmosfera ed il sole, che emette radiazioni IR, luce visibile e radiazioni UV. Gli esseri viventi hanno da sempre convissuto con tali radiazioni, evolvendosi in modo da adattarsi ad esse, proteggersi o utilizzare al meglio questi agenti fisici.
Al naturale livello di fondo si sono però aggiunti, al passo con il progresso tecnologico, i campi prodotti dalle sorgenti legate all'attività dell'uomo, innalzando così il fondo naturale di centinaia e migliaia di volte.
Imputati sono innanzitutto i grandi conduttori di energia elettrica (elettrodotti ad alta, media e bassa tensione), gli impianti radar e di emittenza radio televisiva, i ponti radio televisivi e per telefonia mobile (stazioni radio base), nonché, anche se in misura minore, gli elettrodomestici ed i telefoni cellulari.
A completare la panoramica si sono aggiunti in questi ultimi anni i satelliti in orbita geostazionaria per telecomunicazioni e non e, negli ultimi giorni, i 66 satelliti per la telefonia cellulare satellitare globale.
La Terra è avvolta da un'immensa regnatela di onde elettromagnetiche che trasportano energia di diversa intensità e diversa lunghezza d'onda che coinvolge tutti in un abbraccio più o meno intenso che crea sviluppo e progresso, ma sul quale la scienza si sta interrogando senza aver trovato risposte sulle conseguenze che questa ragnatela può avere sull'uomo, ammesso che ne abbia. Fino ad ora non è stato dimostrato, infatti, che le onde elettromagnetiche provochino danni al nostro organismo. In virtù di ciò in Italia si continua a tenere molto basso il limite di radiazioni.
Campo magnetico - Il campo magnetico può essere definito come una perturbazione di una certa regione spaziale determinata dalla presenza nell'intorno di una distribuzione di corrente elettrica o di massa magnetica. Tale perturbazione si può verificare constatando che ponendo in tale regione spaziale un corpo magnetizzato, questo risulta soggetto ad una forza. L'unità di misura del campo magnetico è l'A/m.
Campo elettrico - Il campo elettrico può essere definito come una perturbazione di una certa regione spaziale determinata dalla presenza nell'intorno di una distribuzione di carica elettrica.
Tale perturbazione si può verificare constatando che ponendo in tale regione spaziale una carica elettrica, questa risulta soggetta ad una forza.
L'unità di misura del campo elettrico è il V/m.
Campo elettromagnetico - Un campo elettrico variabile nel tempo genera, in direzione perpendicolare a se stesso, un campo magnetico pure variabile che, a sua volta, influisce sul campo elettrico stesso. Questi campi concatenati determinano nello spazio la propagazione di un campo elettromagnetico. In questo senso è importante capire la distinzione tra campo vicino e campo lontano.
La differenza consiste essenzialmente nel fatto che in prossimità della sorgente irradiante, cioè in condizioni di campo vicino, il campo elettrico ed il campo magnetico assumono rapporti variabili con la distanza, mentre ad una certa distanza, cioè in campo lontano, il rapporto tra campo elettrico e campo magnetico rimane costante.

COME SI CONTROLLA L'ELETTROSMOG? ECCO UNA PANORAMICA SULLE
ISTITUZIONI CHE COLLABORANO CON IL GOVERNO
MASSIMO "ALLERTA", MASSIMA SICUREZZA
SONO NUMEROSI GLI ENTI TECNICI E SCIENTIFICI COINVOLTI NEL MONITORAGGIO: UNA
GARANZIA DI ATTENDIBILITÀ
Roma La tematica dell'impatto ambientale dei campi elettromagnetici generati dai sistemi di radiocomunicazione richiede, in considerazione delle diverse esigenze di cittadinanza, autorità locali ed operatori di telecomunicazioni, la disponibilità di procedure e strumenti di controllo trasparenti, omogenei ed oggettivi, per la tutela delle parti coinvolte.
Per venire incontro a tale richiesta il Ministero delle Comunicazioni ha in corso di realizzazione, per il tramite della Fondazione Ugo Bordoni, una rete per il monitoraggio dei livelli di campo elettromagnetico sul territorio nazionale con il coinvolgimento attivo delle Regioni, delle Province Autonome e dei Comuni. La nuova Fondazione Ugo Bordoni (FUB) eretta in Ente Morale nell'anno 2000, si ricollega, nel nuovo contesto derivante dalla liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni, alle esperienze maturate dall´omonimo Ente che, a partire dal 1952, ha operato attivamente per "... favorire e promuovere la ricerca scientifica e quella applicata nel campo delle Telecomunicazioni, della scienza dei calcolatori, nell'elettronica e nei servizi postali... ".
Lo Statuto della nuova Fub sottolinea proprio l'attività di ricerca e di consulenza nei settori delle Tecnologie delle Comunicazioni e dell´Informazione, da svolgere sia a livello nazionale sia a livello sovranazionale. Lo svolgimento di questa attività è sostenuto dai principali operatori del settore, mentre la vocazione super partes dell´Ente è testimoniata proprio da una nuova Convenzione tra Ministero delle Comunicazioni e Fondazione, che attribuisce al Ministero stesso un
importante ruolo di impulso nella definizione dei programmi di attività della Fondazione. La nuova Fondazione mantiene una forte esperienza, riconosciuta a livello internazionale, in molte aree, come la radiopropagazione, le comunicazioni ottiche, la sicurezza e la protezione nelle telecomunicazioni, le reti di telecomunicazione, le comunicazioni multimediali. Ciò le consente di collaborare con molti Ministeri, tra cui quelli dell'Ambiente, della Difesa, della Giustizia e del Lavoro, con il CNR, con l'Unione Europea e con l'Agenzia Spaziale Europea. La nuova FUB sta già coadiuvando concretamente il Ministero delle Comunicazioni in alcune rilevanti iniziative, come il progetto di "Controllo dei livelli di emissione di campo elettromagnetico", e la supervisione della sperimentazione operativa nella transizione verso la televisione digitale terrestre Il ministro Gasparri, nei mesi scorsi, aveva infatti varato il progetto di una rete di monitoraggio nazionale contro l'elettrosmog, con un investimento di 38 mln di euro (circa 75 mld di lire) ricavati dall'asta per le licenze dell'Umts. Il duplice obiettivo era quello di tutelare la salute dei cittadini ma allo stesso tempo di garantire uno sviluppo tecnologico nel rispetto della salute.
Il governo di Centrodestra, dunque, ha dedicato grande attenzione all'elettromagnetismo. Sono stati messi infatti a disposizione del Ministero delle Comunicazioni, attraverso un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, approvato nei primi giorni di gennaio 2002, ben 20.658.275 Euro per realizzare una rete di monitoraggio dei campi elettromagnetici. A questi si sono aggiunti altri 18.075.991 Euro destinati, su iniziativa politica del Ministro delle Comunicazioni, alle Regioni ed agli Enti Locali per il medesimo scopo. Questa nuova distribuzione di fondi consentirà, attraverso un'intesa tra il Ministero e le Autonomie Locali, di dar vita ad un sistema unificato di monitoraggio su scala nazionale che, perseguendo anche lo scopo di rassicurare l'opinione pubblica sui livelli di inquinamento, renderà più semplice lo sviluppo della nuova rete telefonica UMTS e di tutte le altre tecnologie. In futuro tutti i dati raccolti dalla rete di monitoraggio, nelle diverse località italiane, saranno disponibili su Internet. Questo decreto costituisce un nuovo modello di collaborazione tra Stato e realtà territoriali, che trova nel Ministero delle Comunicazioni un'importante occasione di sperimentazione.
Sull'argomento, comunque, si moltiplicano gli studi. Alcuni esperti dell'Arpa dell'Emilia Romagna (Fabbri, Frigo e Violanti) in collaborazione con i professori Andreuccetti e Bini dell'Istituto di ricerca sulle onde elettromagnetiche del Cnr di Firenze, hanno portato avanti uno studio sulle reti di monitoraggio e controllo dei campi elettromagnetici, dove viene tracciato anche un quadro dei più rilevanti aspetti tecnici ed applicativi e una sintetica rassegna delle principali soluzioni disponibili, delle applicazioni esistenti e dei più significativi sviluppi che si preparano in questo settore.
«Lo sviluppo delle reti di monitoraggio e controllo rappresenta senza dubbio una delle principali novità in vista nel panorama delle metodiche per la valutazione, tramite misure, del cosiddetto inquinamento elettromagnetico ambientale. Assieme alla preparazione dei catasti elettromagnetici, costituisce una delle principali innovazioni con cui si esercitano le funzioni di controllo e di vigilanza sanitaria e ambientale».
Ma come è costituita una rete di monitoraggio o di controllo? In estrema sintesi è costituita da un certo numero di stazioni di rilevamento distribuite sul territorio da sorvegliare (tipicamente un Comune o una Provincia) e da una centrale che provvede al controllo della operatività delle stazioni periferiche ed alla raccolta, elaborazione, presentazione, diffusione ed archiviazione permanente dei dati rilevati. Il sistema è ovviamente completato da un'apposita infrastruttura di telecomunicazione per interconnettere i vari soggetti della rete.
Nello studio degli esperti Arpa e Cnr si parla anche del perché si è deciso di procedere con le reti di monitoraggio e controllo. Vi può essere, si osserva, perplessità circa l'opportunità di sviluppare ed installare le reti di monitoraggio o controllo dei campi elettromagnetici nell'ambiente. Mancano infatti, nel caso inquestione, gli elementi che motivano altri tipi di impianti di monitoraggio, quali le "centraline" per il controllo della qualità dell'aria, ormai consuete in molte città. «Non esistono, nel caso dei campi elettromagnetici, inquinanti che, una volta emessi, divengono indipendenti dalla sorgente e si disperdono nell'ambiente in modo tanto incontrollato e soggetto a fattori meteorologici da renderne difficilmente prevedibile la distribuzione spaziale e temporale.
I campi elettromagnetici emessi nell'ambiente esterno da un elettrodotto, da una stazione radio base, da un ripetitore radio o TV possono essere caratterizzati per via teorica, sotto molti aspetti, in modo accurato ed affidabile. Questa conoscenza a priori, integrata da misure sul territorio, consente di acquisire una buona padronanza della situazione, che sembrerebbe rendere superflua l'installazione di complesse e costose infrastrutture di monitoraggio e controllo in continuo. Tuttavia queste hanno una loro ragione di essere per una serie di motivi.
Innanzitutto, esse rappresentano una risposta convincente alle esigenze di tutela espresse dalla popolazione, che in taluni casi manifesta perplessità sugli accertamenti strumentali eseguiti in tempi brevi. In questa ottica, appare estremamente interessante la possibilità aggiuntiva, offerta dalle reti, di predisporre procedure automatiche attraverso le quali elaborare delle sintesi dei dati raccolti, da mettere regolarmente a disposizione del pubblico per mezzo di Internet, in modo da garantire la massima trasparenza e la più ampia possibilità di accesso».
Le centraline consentono inoltre, agli enti di controllo e vigilanza, di tenere sotto osservazione diverse zone o impianti nello stesso periodo e per tempi prolungati acquisendo la conferma del rispetto dei pareri rilasciati. Diviene così possibile, per questi enti, focalizzare gli interventi con strumentazione più sofisticata sui casi critici veramente significativi per la loro complessità e/o per la necessità di risanamenti.
Le reti di monitoraggio costituiscono infine un supporto pressoché indispensabile se si vogliono raccogliere grandi moli di dati in modo prolungato nel tempo ed esteso sul territorio. Simili dati possono, per esempio, essere necessari per indagini statistiche ed epidemiologiche di alta qualità e significatività. Inoltre si spiega che esistono stazioni di rilevamento fisse e stazioni di rilevamento mobili, entrambe con propri vantaggi specifici.
La stazione di rilevamento viene solitamente collegata alla centrale di controllo tramite un sistema di trasmissione dati basato sulla rete Gsm, in alcuni casi si utilizza il protocollo Sms.
A livello nazionale anche l'Anpa, vista la rilevanza della problematica, ha commissionato la stesura di due rapporti. Il primo, del 1999, mirava ad un censimento, effettuato a livello delle agenzie regionali, di eventuali reti già operanti sul territorio nazionale ed il secondo, del 2000, aveva lo scopo di assistere l'Anpa stessa nella progettazione di reti nazionali.
Dalle conclusioni riportate nel primo rapporto è risultato che non vi erano all'epoca strutture a rete operanti sul territorio locale e tantomeno a livello nazionale. In effetti è solo nel 2000 che si assiste alla prima realizzazione da parte del Comune di Catania del progetto Cassiopea; si tratta di una rete fissa con 15 stazioni indoor e outdoor distribuite sul territorio comunale soprattutto in corrispondenza di siti sensibili (scuole, ospedali, parchi). Informazioni sulla rete ed i dati del monitoraggio acquisiti, da Luglio 2000 fino ad oggi, sono disponibili nel sito www.catania.comune.it.



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